Storia dello shiatsu

Medicina Cinese e medicina occidentale (Grecia), anticamente non erano poi così diverse: si fondavano su basi similari, e si sono vicendevolmente influenzate.

Il punto fondamentale che le accomunava era il concetto di “prevenzione”, ossia spingere il paziente a prendersi cura di sé attraverso uno stile di vita “sano”, scandito dai ritmi naturali, e da una tradizione oltremodo olistica che guarda l’Uomo nella sua totalità e interezza.

In questo modo si indottrinava la persona a condurre uno stile di vita che seguiva il ritmo delle stagioni, la gestione delle passioni, una sana attività fisica e una buona alimentazione.

Una visione ancora presente nella cultura Orientale, abbandonata,  invece, da quella Occidentale, che ha abbracciato la via della ricerca scientifica che ha portato all’era meccanicistica dell’essere umano, sezionandolo e separandolo in una concezione dualistica, che permane ancora oggi, in cui mente e corpo si muovono separati.

La Medicina Cinese nacque nel bacino del Fiume Giallo da una tradizione teorico pratica tramandata per circa 2500 anni.

Prima delle teorie oggi conosciute dello Yin e dello Yang, dei 5 movimenti e le connessioni inerenti, prima ancora dell’odierno concetto di Ki e dei canali energetici, la Medicina Cinese ha seguito le tappe di quasi tutte le medicine antiche, partendo dall’arte divinatoria e sciamanica.

Essa è legata inscindibilmente alla filosofia Taoista, che ha la sua massima fioritura nel primo millennio A.C. e in seguito alla filosofia Confuciana nel VI – V secolo A.C., infatti secondo la Medicina Tradizionale Cinese, le malattie e le disfunzioni fisiche sono conseguenze di un disequilibrio dell’omeostasi corpo- mente- spirito, tra loro correlati nella visione unitaria dell’essere umano che definisce il significato fondamentale di Olismo nella sua filosofia e questa teoria va di pari passo con il pensiero filosofico religioso taoista. 

Il funzionamento e la salute del corpo, si fondano sulle teorie del Ki, flusso o energia vitale, dello yin e dello yang e le loro alternanze e dei 5 movimenti, strettamente collegati ai cicli della natura, e a livello macroscopico dell’Universo.

L’Uomo è descritto come un microcosmo, un piccolo e completo Universo in miniatura, a rappresentanza della grandezza e perfezione del Cosmo di cui segue leggi e ritmi.

La medicina cinese in Giappone fu introdotta a partire dal VI secolo da alcuni medici coreani e soprattutto dall’espansione del buddismo; prende il nome generico di “Medicina Kampo” con cui si identifica l’insieme delle medicine giapponesi di derivazione cinese, e si avvale di fitoterapia, agopuntura, moxibustione e terapie manuali, in particolare Anma (“premere e strofinare”) e Anpuku (trattamento dell’addome), e si sviluppa ininterrottamente nei secoli successivi pur con fasi di maggior o minor diffusione. In tutto questo lunghissimo periodo l’Anpuku, l’Anma e le loro derivazioni furono praticate con grande diffusione sia tra i ceti più popolari sia in quello nobile. Dopo secoli di diffusione, nel 1911 venne emanata una legge che riconosceva ufficialmente l’agopuntura, l’anma e la moxa. La stessa legge lasciava la possibilità di praticare anche altre forme di trattamento non riconosciute e questo avrà una particolare rilevanza nella nascita e nello sviluppo iniziale del metodo shiatsu. 

Fu, infatti,  probabilmente a partire dal 1911 che si fece strada l’idea di isolare l’atto pressorio, fino ad allora presente solo come componente sporadica nei trattamenti Anma, attribuendogli una funzione curativa autonoma.

A questa forma di intervento basato sulla pressione esercitata con le mani sul corpo venne dato il nome di Shiatsu, che letteralmente significa, Shi = dito atsu = pressione. 

La vera figura di “padre fondatore” dello Shiatsu è Tamai Tempaku, esperto di medicina energetica cinese e di Anpuku, Anma e Do-in , che per primo si rese conto che alcune tecniche dell’Anma costituivano da sole un nuovo, autonomo e raffinato metodo di cura manuale e che per primo contribuì alla sua divulgazione sian dal 1911.Nel 1964, una nuova normativa definì lo shiatsu come una forma di cura autonoma e distinta dalle altre tecniche venendo così definito: “La shiatsuterapia è una forma di manipolazione che si esercita con i pollici, le altre dita e i palmi delle mani senza l’ausilio di strumenti, meccanici o d’altro genere. Consiste nella pressione sulla cute intesa a perseguire e conservare lo stato di salute dell’individuo nella sua interezza”.

Un’altra figura fondamentale nella storia dello Shiatsu è quella di Tokujiro Namikoshi. Il suo stile è basato su una visione scientifica dello Shiatsu. Nello Shiatsu Namikoshi le pressioni si applicano su percorsi che, pur coincidendo a volte con i meridiani classici, seguono più che altro le vie della trasmissione nervosa, la geografia dell’apparato muscolo-scheletrico, la disposizione degli organi. La tecnica di pressione è alquanto sofisticata e differenziata a seconda della regione corporea alla quale deve essere applicata. Grazie all’opera da lui svolta, lo Shiatsu viene riconosciuto dal Ministero della Sanità giapponese come parte dell’Anma.

La Scuola Namikoshi è attiva non solo in Giappone ma anche in Italia e in molte nazioni occidentali.

Nel secondo dopoguerra, una personalità che contribuì alla diffusione dello Shiatsu fu Shizuto Masunaga.